Cerca
  • andrea migliano

CERRO TORRE UNA ROCCAMBOLESCA SALITA

E' stato un onore poter scalare la parete del vento insieme a dei cari amici e con un clima da sogno, che a tratti ricordava più i tropici che lo hielo patagonico. E' tramite il ghiacciaio continentale che si accede al Cerro Torre, si entra in una dimensione sconosciuta rispetto a tutte le altre montagne che ho esplorato fino ad oggi, e gli infiniti passi per raggiungere il lato ovest di quelle guglie remote, quasi non pesano. Il carico sulle spalle è decisamente maggiore rispetto a quello che gli alpinisti sono abituati a sopportare, dovendo bivaccare per tre o quattro notti, ma il pensiero di quella salita che si perde negli spazi patagonici illimitati, alleggerisce lo zaino.

L'incommensurabile charme di questa guglia di granito definita come la più difficile al mondo, è spesso nascosto tra le bufere, che col tempo disegnano imponenti funghi di neve pressata dal vento. Tra queste strutture di ghiaccio e neve passa la Via dei Ragni, la via degli Italiani percorsa per la prima volta nel 1974 dalla spedizione dei Ragni di Lecco guidata da Casimiro Ferrari. La montagna e la via dei Ragni sono Italiane dal lontano '58, quando Walter Bonatti raggiunse e superò, in cordata con Carlo Mauri, il colle della speranza, a circa 400 metri dalla vetta. Oggi risulta quasi impossibile quantificare la grandezza di quegli uomini, che hanno avuto il coraggio di affrontare una salita simile con i materiali e le condizioni di un tempo.

Il fascino della salita si radica già durante la preparazione del materiale e lo studio della strategia, che può variare a seconda delle condizioni climatiche e del tempo disposizione. I materiali di oggi permettono di alleggerire lo zaino di molti chili, risparmiando tempo e fatica. Nonostante questo si è costretti a portare degli attrezzi poco usuali, ad esempio le "alette", dei supporti di acciaio o alluminio da posizionare sulla becca delle piccozze. Queste ali aumentano la superficie battente delle piccozze da ghiaccio e permettono di salire quei funghi di neve poco consistente che si trovano solo su questa montagna e sulla cima delle due sorelline che fanno parte della stessa catena, la Torre Egger e La Aguja Standhardt.

LA SALITA E LO SPIACEVOLE AFFOLLAMENTO

La nostra salita comincia dal centro della Patagonia, più precisamente da Coyhaique dove Io e Dome, il mio compagno di avventure, ci accorgiamo dell'arrivo di una "Ventana" (finestra di bel tempo), durante la prima decade di febbraio. A breve avremo il volo di ritorno da Santiago del Chile, ma quei 2000 km di distanza sono un problema di poco conto di fronte alla salita del Cerro Torre. Prima di avviare la nostra auto quasi d'epoca in direzione di El Chalten, decido di aggiornare Pietro, l'amico Valdostano con cui l'anno prima avevo passato 40 giorni a El Chalten, in attesa di una "Ventana" che non era mai arrivata. Basta un messaggio su whatsupp con l'aggiornamento meteo per convincere Pietro a prendere un volo aereo dall' Italia nel giro di 10 minuti. Senza aver realizzato pienamente l'andamento degli eventi, ci ritroviamo a El chalten in quattro persone, Pietro è riuscito a trascinare in questa follia un altro amico. Le due cordate composte dai valdostani Pietro Picco ed Edoardo Saccaro e dal sottoscritto Andrea Migliano di Ceresole Reale e Domenico Totani dell'Aquila, saranno le prime a raggiungere la vetta del Cerro Torre nella stagione 2020.

Uno spiacevole affollamento toglie un po' del fascino intrinseco di questa salita. Dopo due giorni di marcia dove percorriamo circa 40 chilometri e 1000 metri di dislivello in parete, ci ritroviamo a bivaccare in un posto magico, l'Elmo, insieme ad altre dieci persone. Il terzo giorno saliamo gli ultimi 300 metri, i più difficili, dove la neve inconsistente sui funghi sommitali, costringe le prime cordate della stagione a scavare degli half-pipe verticali, oppure dei veri e propri tunnel alla ricerca del ghiaccio. Quest'ultima parte richiede una giornata intera dove la direzione lavori è in mano alle cordate francesi e tedesche che ci precedono. Sembra una barzelletta, ma sotto all'ultimo fungo di neve prima della vetta si trovano tre Francesi, tre Tedeschi e otto Italiani. Ad affrontare gli ultimi 40 metri del Cerro Torre, in caso di presenza di neve inconsistente e di assenza di ghiaccio, si possono impiegare dalle 5 alle 8 ore, in questo caso il privilegio dell'apertura dell'ultimo tunnel di neve è dei cugini francesi che come al solito si rivolgono a noi con la spocchia che li contraddistingue, nonostante il Corona Virus sia ancora nei confini Cinesi. La barzelletta si conclude con la resa del ragazzo francese, che a seguito di un lavoro di apertura ammirevole e una caduta di 15 metri, lascia lo spazio a noi, o meglio, a Edo che con un Exploit d'altri tempi porta in cima le corde di tutti e quattro terminando lo scavo del famigerato fungo sommitale del Cerro Torre.

Sono quindi onorato di aver avuto la possibilità di salire in cima alla montagna più affascinante del mondo insieme degli amici; porterò questo ricordo a casa, al rifugio Le Fonti Minerali nella splendida Valle dell'Orco, dove coltivo la passione e l'ispirazione per nuovi viaggi.

#Adventure #Hiking #Outdoors #Cerrotorre #Patagonia #Alpinism

81 visualizzazioni
fonti_bv-1.jpg

©2019 GUIDE ALPINE VALLE ORCO

  • Guide Alpine Valle Orco
  • Instagram Guide Valle Orco

torna su

tutti i diritti riservati